Conoscete la storia di Patrick Zaki?
È uno studente-ricercatore egiziano dell’Università di Bologna che ha trascorso gli ultimi 22 mesi della sua vita in un carcere del Cairo, con l’accusa di aver diffuso false informazioni sul sistema governativo egiziano nei confronti della minoranza copta. I capi d’accusa presenti nel mandato d’arresto, avvenuto all’aeroporto del Cairo,sono: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione e propaganda al terrorismo.
L’arresto e la successiva tortura, frutto di una politica di repressione, hanno risvegliato l’opinione pubblica dimostratasi particolarmente attiva in merito all’accaduto .
Zaki ha fatto parte dell’associazione per la difesa dei diritti umani “Egyptian Initiative for Personal Rights”, con sede al Cairo. Come spesso accade, chi si batte per la tutela dei diritti viene privato degli stessi, tra cui quello allo studio, menzionato nel trentaquattresimo articolo della Costituzione Italiana.
Martedì 7 dicembre 2021, al termine della terza udienza, Zaki è stato scarcerato ma non è stato assolto.
“Sto bene, sto bene” le sue prime parole, ripetute alle tre donne della sua vita che lo aspettavano fuori dalla prigione. Su di lui rimangono sicuramente le accuse per cui è stato incarcerato, ma vederlo fuori dal carcere è già un inizio.
Le istituzioni italiane dovrebbero riconoscergli immediatamente la cittadinanza italiana per consentirgli di rientrare appena potrà, permettendogli di continuare a studiare liberamente.
La Redazione
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