In occasione dell’8 marzo, noi alunni dell’Istituto Secondario “Ettore Majorana” di Troina abbiamo soffermato la nostra attenzione sul ruolo delle donne nelle guerre, anche alla luce di quanto è sotto i nostri occhi in queste ultime settimane. Sui media e sul web circolano in questi giorni immagini di donne che vivono in prima persona il dramma della guerra. Prima del conflitto le donne arruolate nell’esercito ucraino costituivano circa il ventitré per cento del totale, pari a circa 45.000 unità. Il loro numero è cresciuto di circa quindici volte negli ultimi dieci anni. Nell’esercito come in altri campi, in Ucraina come in altre nazioni, le donne hanno dovuto superare numerosi ostacoli e pregiudizi rispetto agli uomini. Solo nell’ottobre 2018 l’Ucraina ha approvato una legge sull’uguaglianza di genere nelle forze armate, per effetto di questa normativa uomini e donne hanno ottenuto uguale possibilità di accesso ai vari ruoli dell’esercito con analoghi standard di servizio tra i due generi.

Il ragionamento sulle disparità di genere non appare strano se si guarda un po’ indietro. Le donne apparvero sui campi di battaglia già nel lontano 1859, nel corso della Seconda Guerra di Indipendenza, nella sanguinosa battaglia di Solferino, quando Henri Dunant diede vita alla Croce Rossa, organizzata come un vero e proprio corpo militare. In quella tragica circostanza furono proprio le donne “l’avanguardia delle crocerossine”. Il corpo delle infermiere volontarie, poi, ebbe un ruolo rilevante durante la Grande Guerra: molte donne lasciarono la propria casa e le comodità per offrire aiuto a quanti soffrivano al fronte. Per compiere questa azione di volontariato la donna, però, doveva essere autorizzata da un uomo della famiglia. Le crocerossine al fronte, inoltre, non godevano di grande considerazione tra i soldati feriti che non si fidavano dei loro pareri medici, e subivano spesso le ostilità e le resistenze del personale medico maschile che, accampando pregiudizi sul decoro e la moralità dei loro compiti, non accettava di buon grado il fatto di dovere ricevere ordini da “femmine”, il cui grado era equiparato a quello degli ufficiali.

La donna ebbe un ruolo importante anche nella Seconda Guerra Mondiale, molte italiane si arruolarono nelle file della resistenza partigiana. Alcune si dedicarono alla cura dei feriti, altre fecero da staffetta da un posto all’altro, riuscendo ad eludere i controlli dei tedeschi, portando informazioni o rifornendo di viveri, armi e munizioni le varie formazioni; non poche furono le donne che imbracciarono le armi nelle azioni di combattimento per la liberazione dal nazifascismo. Il loro apporto è stato fondamentale per giungere all’ammissione al voto alle donne (1946) che ebbe come conseguenza una loro significativa presenza nell’Assemblea Costituente. È anche grazie al loro contributo che uno dei primi articoli della Costituzione Italiana, esattamente l’art. 3, esprima in maniera netta l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di religione. Ma possiamo veramente parlare oggigiorno di uguaglianza sostanziale? Sicuramente la condizione della donna è migliorata, ma ancora molta è la strada da fare per giungere ad un autentico cambiamento di mentalità che porti ad una parità di fatto.

Analogamente alle donne partigiane del nostro Paese, in Ucraina, molte donne, non solo quelle arruolate nell’esercito regolare, ma moltissime volontarie, hanno imbracciato i fucili o si sono unite ai gruppi di resistenza contro le truppe russe, forse perché ispirate dalla “Statua della Madre Patria” che simboleggia una donna con una spada e uno scudo rivolti verso l’alto, il monumento più imponente dell’Ucraina collocato a Kiev in ricordo della guerra contro la Germania nazista. Molte donne ucraine, immigrate in Italia per ragioni di lavoro ed impiegate come badanti o in altri lavori, hanno scelto di ritornare in patria per dare il loro contributo.

Il messaggio che noi studenti vogliamo fare passare è che occorre ricercare sempre occasioni di pace, il cui presupposto necessario è certamente il rispetto reciproco, già partendo dalle piccole cose. Come le donne vanno amate e rispettate ogni giorno, non solo in occasione della loro festa, così occorre promuovere il rispetto tra i popoli e assicurare la possibilità di autodeterminarsi. Ecco perché in questa giornata abbiamo voluto esprimere solidarietà alla popolazione ucraina collocando nel cortile alcuni simboli. L’elemento più d’effetto sono le foto di donne ucraine, sistemate su una rete. Abbiamo realizzato dei cartelloni sui cui sono riportate alcune frasi contro la guerra e la violenza, e installato una sagoma cartonata a grandezza naturale raffigurante una donna soldato che imbraccia un fucile mitragliatore, un pannello con la bandiera dell’Ucraina e dei fiori gialli e azzurri.

Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla nostra preside la Professoressa Viviana Ardica, alla dirigenza tutta e alla sinergia tra noi ragazzi e i professori Antonio Rizzo e Maria Concetta Iacona, quest’ultima impegnata in progetti come “Donne in silenzio” per sensibilizzare il territorio sul tema della violenza sulle donne.

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